Manifesto degli Stati Generali dell’Apprendimento Permanente: rendere reale il diritto ad apprendere lungo tutto il corso della vita
La RIDAP condivide e sostiene il Manifesto degli Stati Generali dell’Apprendimento Permanente, una Carta d’intenti che richiama le istituzioni, la politica, il mondo dell’istruzione, della formazione, del lavoro e del Terzo Settore alla necessità di dare piena attuazione al diritto all’apprendimento permanente.
Data:
6 Luglio 2026
La RIDAP condivide e sostiene il Manifesto degli Stati Generali dell’Apprendimento Permanente, una Carta d’intenti che richiama le istituzioni, la politica, il mondo dell’istruzione, della formazione, del lavoro e del Terzo Settore alla necessità di dare piena attuazione al diritto all’apprendimento permanente.
Apprendere lungo tutto il corso della vita non è un privilegio, né una possibilità riservata a chi dispone già di strumenti, tempo e opportunità. È una condizione fondamentale di cittadinanza, inclusione, dignità del lavoro, partecipazione democratica e sviluppo dei territori.
Da questa consapevolezza nasce il Manifesto degli Stati Generali dell’Apprendimento Permanente, promosso nell’ambito del lavoro condiviso tra organizzazioni della società civile, istituzioni educative, formative e della ricerca, reti dell’istruzione degli adulti e realtà del Terzo Settore.
Il Manifesto si rivolge alle istituzioni e alle forze politiche e sociali con un messaggio chiaro: il diritto all’apprendimento permanente deve diventare, nel nostro Paese, reale, esigibile e trasformativo.
Un’urgenza educativa, sociale e democratica
Il documento parte da alcuni dati che descrivono con forza il ritardo del nostro Paese: milioni di persone adulte sono prive di diploma, una quota significativa della popolazione adulta possiede competenze insufficienti per vivere e lavorare pienamente nella società contemporanea, la partecipazione alle attività formative resta molto più bassa della media europea e una parte rilevante degli adulti non dispone di competenze digitali di base.
Non si tratta solo di un problema educativo. È una questione sociale, economica e democratica. Il deficit formativo alimenta disuguaglianze, precarietà, esclusione e rende più fragile l’esercizio dei diritti di cittadinanza.
Per questo il Manifesto richiama la necessità di costruire un sistema pubblico integrato, capace di superare la frammentazione delle competenze istituzionali, la discontinuità degli interventi e la scarsità degli investimenti.
Una cornice normativa da rendere operativa
La cornice normativa esiste: la legge n. 92/2012 sull’apprendimento permanente, il DPR n. 263/2012 sull’istruzione degli adulti e il d.lgs. n. 13/2013 sul sistema nazionale di certificazione delle competenze rappresentano riferimenti fondamentali.
Tuttavia, come sottolinea il Manifesto, questa cornice resta ancora in larga misura da rendere pienamente operativa. Non mancano le esperienze, le competenze e i presìdi territoriali. Serve però una regia stabile, capace di connettere responsabilità, risorse, servizi e soggetti diversi in un sistema accessibile, verificabile e vicino alle persone.
Dieci punti per rendere concreto il diritto all’apprendimento
Il Manifesto indica dieci direttrici di lavoro per mettere cittadini e cittadine nelle condizioni di apprendere sempre e ovunque.
Tra queste, assumono particolare rilievo: il riconoscimento dell’apprendimento permanente come diritto effettivo e non solo dichiarato; l’equità come misura della qualità del sistema; il rafforzamento dei presìdi educativi di prossimità, a partire dai CPIA e dalle scuole; la promozione di una cultura diffusa dell’apprendere; l’orientamento come servizio essenziale lungo tutto l’arco della vita; la personalizzazione autentica dei percorsi; il riconoscimento delle competenze comunque acquisite; la lingua italiana come infrastruttura di inclusione per le persone migranti; la costruzione di reti territoriali per l’apprendimento permanente; la valutazione dell’impatto sociale e territoriale degli interventi.
Sono punti che parlano direttamente al mondo dell’istruzione degli adulti e alla missione dei CPIA: rendere accessibile la formazione a chi ne è rimasto escluso, accompagnare le transizioni personali e professionali, riconoscere i saperi maturati nei diversi contesti di vita e di lavoro, costruire percorsi flessibili, modulari e realmente personalizzati.
Le linee d’azione: governance, risorse, prossimità, riconoscimento
Il Manifesto non si limita a indicare principi generali, ma propone anche alcune linee d’azione.
La prima riguarda la necessità di una governance multilivello, unitaria nella direzione nazionale e flessibile nell’adattamento ai territori. Occorrono sedi stabili di coordinamento tra Stato, Regioni e territori, standard comuni e responsabilità chiare.
La seconda riguarda l’istituzione di un fondo nazionale stabile per l’apprendimento permanente, perché una politica pubblica strategica non può dipendere solo dalla discontinuità dei fondi europei o dalla casualità dei bandi.
Un’altra linea centrale riguarda l’accesso: servono punti unici informativi e orientativi, collegati ai presìdi pubblici già esistenti, in particolare ai CPIA e alle istituzioni scolastiche con percorsi di secondo livello, in raccordo con Comuni, servizi sociali, centri per l’impiego, enti di formazione, Terzo Settore, imprese e parti sociali.
Particolare attenzione è dedicata anche al riconoscimento delle competenze, alla piena attuazione dei dispositivi di individuazione, validazione e certificazione, all’interoperabilità degli strumenti digitali, alle microcredenziali e agli open badge, evitando sistemi paralleli non riconoscibili e non portabili.
Il ruolo della RIDAP
Per la RIDAP, il Manifesto rappresenta un passaggio importante perché rimette al centro alcune questioni decisive per il futuro dell’istruzione degli adulti: il rafforzamento dei CPIA come presìdi pubblici di prossimità, il raccordo tra istruzione, formazione, lavoro e welfare, la costruzione delle reti territoriali per l’apprendimento permanente, il riconoscimento degli apprendimenti formali, non formali e informali, la lingua italiana come leva di inclusione e cittadinanza.
La sfida è passare da esperienze spesso frammentate a un sistema stabile, riconoscibile e accessibile. Un sistema che non lasci sole le persone nei momenti di transizione, che non costringa a ricominciare da capo a ogni passaggio, che sappia leggere i bisogni reali dei territori e trasformarli in opportunità formative concrete.
Per questo la RIDAP invita le istituzioni scolastiche, i CPIA, le scuole con percorsi di secondo livello, le reti territoriali, gli enti locali, le università, il Terzo Settore, le parti sociali e tutti i soggetti impegnati nell’apprendimento permanente a leggere, diffondere e discutere il Manifesto.
Rendere effettivo il diritto ad apprendere lungo tutto il corso della vita significa investire sulla libertà delle persone, sulla qualità della democrazia e sul futuro dei territori.
In allegato il Manifesto degli Stati Generali dell’Apprendimento Permanente.
Ultimo aggiornamento
6 Luglio 2026, 15:28
Rete Italiana Istruzione degli Adulti – RIDAP